Cos'è l'ETS2
L'ETS2 è un secondo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, distinto dall'ETS che dal 2005 riguarda centrali, grandi impianti industriali, aviazione e trasporto marittimo. È stato istituito dalla direttiva (UE) 2023/959, che ha aggiunto alla direttiva 2003/87/CE un capitolo dedicato (Capo IV-bis), e in Italia è recepito nel d.lgs. 47/2020.
Riguarda la CO₂ prodotta dalla combustione di combustibili in tre ambiti: edifici (riscaldamento e altri usi energetici), trasporto su strada e i cosiddetti settori aggiuntivi, cioè in sostanza le attività energetiche e manifatturiere che non rientrano già nell'ETS tradizionale. Come ogni sistema cap and trade fissa un tetto alle emissioni che scende ogni anno; secondo la Commissione europea l'obiettivo è ridurre le emissioni di questi settori del 42% al 2030 rispetto al 2005.
In sintesi: l'ETS2 non chiede alla PMI di comprare quote. Le comprano i fornitori di combustibili, che potranno trasferire il costo nei prezzi. Per questo, anche senza obblighi diretti, conviene sapere quanto potrebbe pesare sui propri consumi.
Chi paga davvero
L'ETS2 è un sistema a monte (upstream): gli obblighi non ricadono su chi brucia il combustibile, ma sui soggetti regolamentati che lo immettono in consumo. In Italia sono in genere i soggetti tenuti al pagamento dell'accisa: venditori di gas naturale, depositi fiscali e distributori di carburanti. La Commissione stimava circa 11.400 soggetti regolamentati in tutta l'Unione.
Sono loro a dover avere un'autorizzazione e un piano di monitoraggio, comunicare ogni anno le emissioni dei combustibili venduti, acquistare le quote all'asta e restituirle. Non sono previste quote gratuite: tutte le quote ETS2 vengono messe all'asta.
Il costo, però, non si ferma lì. Il meccanismo è pensato proprio perché il prezzo della CO₂ arrivi lungo la filiera fino a imprese e famiglie, sotto forma di un prezzo più alto per metro cubo di metano o per litro di gasolio. Quanto ne verrà trasferito dipenderà dai contratti e dalle scelte commerciali dei fornitori; la direttiva prevede che nei primi anni i soggetti regolamentati comunichino all'autorità competente quale quota del costo hanno ribaltato sui clienti.
| Soggetto | Ruolo nell'ETS2 | Cosa vede la PMI |
|---|---|---|
| Unione europea | Fissa il tetto e mette all'asta le quote | — |
| Fornitori di gas e carburanti | Monitorano, comprano e restituiscono le quote | Possibili richieste di autodichiarazione sull'uso del gas |
| Imprese e famiglie | Nessun obbligo diretto per la normale PMI | Un costo che potrebbe comparire nel prezzo dei combustibili |
I proventi delle aste restano agli Stati membri, che devono usarli per misure climatiche e sociali; una parte alimenta il Fondo sociale per il clima, che secondo la Commissione mobiliterà almeno 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032 a favore di famiglie vulnerabili e microimprese.
Cosa entra e cosa no
Per stimare l'impatto sulla propria azienda la domanda giusta non è "quanta CO₂ emetto", ma "quanta CO₂ fossile esce dai combustibili che compro, negli usi coperti dall'ETS2". Sono due numeri diversi.
Entra
- Metano per riscaldare uffici, capannoni e magazzini.
- Metano, GPL e altri combustibili usati in forni, essiccatoi, caldaie di processo e altri impianti che non rientrano già nell'ETS tradizionale.
- Gasolio e benzina per auto, furgoni e camion su strada.
Resta fuori
- Gli impianti già nell'ETS1: le loro emissioni hanno già un prezzo e il sistema evita il doppio conteggio.
- L'elettricità acquistata: non è un combustibile bruciato in azienda; il suo prezzo può già incorporare il costo ETS1 delle centrali.
- Metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O): l'ETS2 prezza solo la CO₂.
- Gas refrigeranti ed emissioni di processo: fanno parte della Carbon Footprint aziendale, ma non dell'ETS2.
- Usi non energetici del combustibile, per esempio il gas usato come materia prima, e alcuni usi esclusi come quelli agricoli.
È qui che Carbon Footprint ed ETS2 si incontrano senza coincidere: la Carbon Footprint secondo ISO 14064-1 misura tutte le emissioni dell'organizzazione, mentre l'ETS2 ne prezza una parte, la CO₂ dei combustibili negli usi coperti. Un inventario ben fatto permette di separare le due cose con i propri dati.
Il calendario
L'ETS2 doveva diventare pienamente operativo nel 2027. Con la modifica della legge europea sul clima, il regolamento (UE) 2026/667, pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'UE il 18 marzo 2026 e in vigore dal 7 aprile 2026, l'avvio è stato spostato al 2028. Il rinvio non ha toccato monitoraggio e comunicazione, che erano già partiti.
| Quando | Cosa succede |
|---|---|
| Entro 1° gennaio 2025 | I soggetti regolamentati devono avere l'autorizzazione e un piano di monitoraggio approvato |
| Dal 2025 | Monitoraggio delle emissioni dei combustibili immessi in consumo |
| 30 aprile 2026 | Prima comunicazione annuale delle emissioni (anno 2025); in Italia al Comitato ETS tramite il Portale ETS2. Dal 2026 i dati devono essere verificati da un verificatore accreditato |
| 2028 | Piena operatività: aste delle quote, con un volume del 30% più alto nel primo anno per dare liquidità al mercato |
| 31 maggio 2029 | Prima restituzione delle quote, a copertura delle emissioni 2028; poi ogni anno entro il 31 maggio |
Il prezzo lo farà il mercato. Per i primi due anni di funzionamento è previsto un meccanismo di stabilità: se il prezzo supera i 45 euro per tonnellata (a prezzi 2020, quindi rivalutati con l'inflazione) possono essere immesse quote aggiuntive dalla riserva. È un freno, non un tetto rigido. Per questo una stima seria ragiona per scenari e non per previsioni.
Il quadro politico, inoltre, resta in movimento. La revisione dell'ETS proposta dalla Commissione il 17 luglio 2026 riguarda l'ETS tradizionale e non modifica l'ETS2, mentre nell'autunno 2026 alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, hanno chiesto misure di alleggerimento, compreso un ulteriore rinvio. Ad oggi il calendario in vigore è quello indicato sopra: conviene prepararsi su questa base e seguire gli aggiornamenti.
Le autodichiarazioni chieste dai fornitori di gas
Molte aziende hanno già ricevuto dal proprio fornitore di gas una richiesta di autodichiarazione sull'uso del gas naturale. Non è un nuovo obbligo a carico del cliente: il fornitore, in quanto soggetto regolamentato, deve attribuire correttamente i volumi venduti agli usi coperti o esclusi dall'ETS2, e per farlo usa le categorie di uso dei combustibili (codici CRF) dell'inventario delle emissioni.
In genere la dichiarazione serve soprattutto a chi:
- gestisce un impianto già soggetto all'ETS1, per evitare che le stesse emissioni siano conteggiate due volte;
- usa il gas per attività escluse dall'ETS2, per esempio come materia prima o in processi senza combustione.
Di solito si presenta per ciascun punto di fornitura (PDR), nella forma di dichiarazione sostitutiva firmata dal legale rappresentante, secondo le modalità indicate dal fornitore. Molti fornitori precisano che, se tutti i consumi rientrano negli usi coperti, non serve inviare nulla. Le richieste e i moduli non sono identici tra un fornitore e l'altro: conviene leggerli con attenzione, perché una classificazione sbagliata degli usi può tradursi più avanti in costi non dovuti.
Un esempio di ordine di grandezza
Con i parametri standard nazionali per la combustione (gas naturale 2,019 kg di CO₂ per Sm³), un'azienda che consuma 100.000 Sm³ di metano all'anno per riscaldamento e processi non ETS1 corrisponde a circa 202 tonnellate di CO₂. A 60 €/t, se il costo fosse trasferito per intero, sarebbero circa 12.100 euro l'anno, poco più di 0,12 €/Sm³; a 100 €/t si salirebbe intorno a 20.200 euro.
Sono numeri indicativi, IVA esclusa, che non tengono conto della quota bio dei combustibili né delle condizioni dei singoli contratti. Servono a capire se il tema è marginale o rilevante per la propria azienda. Per fare il calcolo con i tuoi consumi di metano, gasolio e GPL puoi usare il simulatore del costo ETS2.
Cosa fare adesso
- Raccogli i consumi. Metri cubi di metano per punto di fornitura, litri di gasolio della flotta, eventuale GPL: bastano bollette e fatture carburante degli ultimi 12–24 mesi.
- Stima l'impatto per scenari. Non una cifra unica, ma un intervallo, per esempio tra 45 e 100 €/t, da portare nel budget dal 2028.
- Separa gli usi. Riscaldamento, processi, trasporti, eventuali usi esclusi o impianti ETS1: è la base sia per rispondere bene al fornitore sia per decidere dove intervenire.
- Rispondi con cura alle richieste dei fornitori. Se arriva un modulo di autodichiarazione, verifica che la classificazione corrisponda agli usi reali.
- Guarda i contratti. Nei rinnovi di fornitura di gas e carburanti, chiedi come verrà esposto e trasferito il costo ETS2.
- Riduci i consumi che pesano di più. Efficienza, recupero di calore, elettrificazione di alcuni usi e scelte sulla flotta diventano più convenienti man mano che la CO₂ ha un prezzo. Un piano di decarbonizzazione aiuta a metterli in ordine.
- Misura la tua Carbon Footprint. Un inventario secondo ISO 14064-1 mette in fila tutte le emissioni, isola la parte esposta all'ETS2 e serve anche per clienti, banche e bilancio di sostenibilità. Ne parliamo nel servizio Carbon Footprint di organizzazione.
Fonti: Commissione europea, pagina ETS2 (aggiornata a settembre 2026); direttiva (UE) 2023/959; regolamento (UE) 2026/667; Portale ETS2 del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica; parametri standard nazionali ISPRA. Il testo ha finalità informative e non sostituisce la verifica degli obblighi nel caso specifico.