ETS2

ETS2 dal 2028: chi paga davvero la CO₂ dei combustibili e cosa cambia per le PMI

Il nuovo sistema europeo di scambio delle quote mette un prezzo alla CO₂ di metano, gasolio e degli altri combustibili usati negli edifici, nel trasporto su strada e in molte attività produttive. La normale PMI non dovrà comprare quote, ma il costo potrebbe arrivarle attraverso i prezzi. Chi è obbligato, cosa entra e cosa no, il calendario e cosa conviene fare adesso.

CO2e · Ottobre 2026 8 minuti di lettura

Cos'è l'ETS2

L'ETS2 è un secondo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, distinto dall'ETS che dal 2005 riguarda centrali, grandi impianti industriali, aviazione e trasporto marittimo. È stato istituito dalla direttiva (UE) 2023/959, che ha aggiunto alla direttiva 2003/87/CE un capitolo dedicato (Capo IV-bis), e in Italia è recepito nel d.lgs. 47/2020.

Riguarda la CO₂ prodotta dalla combustione di combustibili in tre ambiti: edifici (riscaldamento e altri usi energetici), trasporto su strada e i cosiddetti settori aggiuntivi, cioè in sostanza le attività energetiche e manifatturiere che non rientrano già nell'ETS tradizionale. Come ogni sistema cap and trade fissa un tetto alle emissioni che scende ogni anno; secondo la Commissione europea l'obiettivo è ridurre le emissioni di questi settori del 42% al 2030 rispetto al 2005.

In sintesi: l'ETS2 non chiede alla PMI di comprare quote. Le comprano i fornitori di combustibili, che potranno trasferire il costo nei prezzi. Per questo, anche senza obblighi diretti, conviene sapere quanto potrebbe pesare sui propri consumi.

Chi paga davvero

L'ETS2 è un sistema a monte (upstream): gli obblighi non ricadono su chi brucia il combustibile, ma sui soggetti regolamentati che lo immettono in consumo. In Italia sono in genere i soggetti tenuti al pagamento dell'accisa: venditori di gas naturale, depositi fiscali e distributori di carburanti. La Commissione stimava circa 11.400 soggetti regolamentati in tutta l'Unione.

Sono loro a dover avere un'autorizzazione e un piano di monitoraggio, comunicare ogni anno le emissioni dei combustibili venduti, acquistare le quote all'asta e restituirle. Non sono previste quote gratuite: tutte le quote ETS2 vengono messe all'asta.

Il costo, però, non si ferma lì. Il meccanismo è pensato proprio perché il prezzo della CO₂ arrivi lungo la filiera fino a imprese e famiglie, sotto forma di un prezzo più alto per metro cubo di metano o per litro di gasolio. Quanto ne verrà trasferito dipenderà dai contratti e dalle scelte commerciali dei fornitori; la direttiva prevede che nei primi anni i soggetti regolamentati comunichino all'autorità competente quale quota del costo hanno ribaltato sui clienti.

SoggettoRuolo nell'ETS2Cosa vede la PMI
Unione europeaFissa il tetto e mette all'asta le quote—
Fornitori di gas e carburantiMonitorano, comprano e restituiscono le quotePossibili richieste di autodichiarazione sull'uso del gas
Imprese e famiglieNessun obbligo diretto per la normale PMIUn costo che potrebbe comparire nel prezzo dei combustibili

I proventi delle aste restano agli Stati membri, che devono usarli per misure climatiche e sociali; una parte alimenta il Fondo sociale per il clima, che secondo la Commissione mobiliterà almeno 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032 a favore di famiglie vulnerabili e microimprese.

Cosa entra e cosa no

Per stimare l'impatto sulla propria azienda la domanda giusta non è "quanta CO₂ emetto", ma "quanta CO₂ fossile esce dai combustibili che compro, negli usi coperti dall'ETS2". Sono due numeri diversi.

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Resta fuori

È qui che Carbon Footprint ed ETS2 si incontrano senza coincidere: la Carbon Footprint secondo ISO 14064-1 misura tutte le emissioni dell'organizzazione, mentre l'ETS2 ne prezza una parte, la CO₂ dei combustibili negli usi coperti. Un inventario ben fatto permette di separare le due cose con i propri dati.

Il calendario

L'ETS2 doveva diventare pienamente operativo nel 2027. Con la modifica della legge europea sul clima, il regolamento (UE) 2026/667, pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'UE il 18 marzo 2026 e in vigore dal 7 aprile 2026, l'avvio è stato spostato al 2028. Il rinvio non ha toccato monitoraggio e comunicazione, che erano già partiti.

QuandoCosa succede
Entro 1° gennaio 2025I soggetti regolamentati devono avere l'autorizzazione e un piano di monitoraggio approvato
Dal 2025Monitoraggio delle emissioni dei combustibili immessi in consumo
30 aprile 2026Prima comunicazione annuale delle emissioni (anno 2025); in Italia al Comitato ETS tramite il Portale ETS2. Dal 2026 i dati devono essere verificati da un verificatore accreditato
2028Piena operatività: aste delle quote, con un volume del 30% più alto nel primo anno per dare liquidità al mercato
31 maggio 2029Prima restituzione delle quote, a copertura delle emissioni 2028; poi ogni anno entro il 31 maggio

Il prezzo lo farà il mercato. Per i primi due anni di funzionamento è previsto un meccanismo di stabilità: se il prezzo supera i 45 euro per tonnellata (a prezzi 2020, quindi rivalutati con l'inflazione) possono essere immesse quote aggiuntive dalla riserva. È un freno, non un tetto rigido. Per questo una stima seria ragiona per scenari e non per previsioni.

Il quadro politico, inoltre, resta in movimento. La revisione dell'ETS proposta dalla Commissione il 17 luglio 2026 riguarda l'ETS tradizionale e non modifica l'ETS2, mentre nell'autunno 2026 alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, hanno chiesto misure di alleggerimento, compreso un ulteriore rinvio. Ad oggi il calendario in vigore è quello indicato sopra: conviene prepararsi su questa base e seguire gli aggiornamenti.

Le autodichiarazioni chieste dai fornitori di gas

Molte aziende hanno già ricevuto dal proprio fornitore di gas una richiesta di autodichiarazione sull'uso del gas naturale. Non è un nuovo obbligo a carico del cliente: il fornitore, in quanto soggetto regolamentato, deve attribuire correttamente i volumi venduti agli usi coperti o esclusi dall'ETS2, e per farlo usa le categorie di uso dei combustibili (codici CRF) dell'inventario delle emissioni.

In genere la dichiarazione serve soprattutto a chi:

Di solito si presenta per ciascun punto di fornitura (PDR), nella forma di dichiarazione sostitutiva firmata dal legale rappresentante, secondo le modalità indicate dal fornitore. Molti fornitori precisano che, se tutti i consumi rientrano negli usi coperti, non serve inviare nulla. Le richieste e i moduli non sono identici tra un fornitore e l'altro: conviene leggerli con attenzione, perché una classificazione sbagliata degli usi può tradursi più avanti in costi non dovuti.

Un esempio di ordine di grandezza

Con i parametri standard nazionali per la combustione (gas naturale 2,019 kg di CO₂ per Sm³), un'azienda che consuma 100.000 Sm³ di metano all'anno per riscaldamento e processi non ETS1 corrisponde a circa 202 tonnellate di CO₂. A 60 €/t, se il costo fosse trasferito per intero, sarebbero circa 12.100 euro l'anno, poco più di 0,12 €/Sm³; a 100 €/t si salirebbe intorno a 20.200 euro.

Sono numeri indicativi, IVA esclusa, che non tengono conto della quota bio dei combustibili né delle condizioni dei singoli contratti. Servono a capire se il tema è marginale o rilevante per la propria azienda. Per fare il calcolo con i tuoi consumi di metano, gasolio e GPL puoi usare il simulatore del costo ETS2.

Cosa fare adesso

Fonti: Commissione europea, pagina ETS2 (aggiornata a settembre 2026); direttiva (UE) 2023/959; regolamento (UE) 2026/667; Portale ETS2 del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica; parametri standard nazionali ISPRA. Il testo ha finalità informative e non sostituisce la verifica degli obblighi nel caso specifico.